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Voi abili a tenere sempre un piede qua e uno là
avrete un avvenire certo in questo mondo qua,
però la dignità dove l'avete persa?....

VASCO ROSSI - "GLI SPARI SOPRA", 1993

 

Le gambe cominciavano a fargli male per la corsa in salita. Eppure sentiva di non potersi fermare e, imboccando a tutta velocità Salita di Porta Soprana, benediceva di essersi vestito sportivo quella mattina. Il suo capo, l'assessore, era fuori città e questo gli aveva permesso di andare in ufficio con abiti più comodi e un paio di scarpe morbide. Con le sue Gucci di ordinanza, eleganti e raffinate, ma rigide e dalla suola scivolosa, sarebbe probabilmente già caduto, e quei due gli sarebbero già stati addosso.
Uscito dall'ufficio, si era fiondato alla sede del partito, dove si riuniva il comitato di redazione di una rivista politica a diffusione regionale di cui era il vice-direttore. Al termine della riunione, aveva accettato l'invito di una delle sue fidanzate. Dopo una cena a base di acciughe marinate e Vermentino freddo erano andati a letto, e lì erano rimasti tre ore. Al ritorno, si era fatto lasciare dal taxi poco lontano da casa. Gli era venuta voglia di fare quattro passi nell'aria fresca di quel fine maggio genovese. Davanti a Palazzo Ducale si era sentito chiamare: "Marco Cassini!". Due uomini si erano avviati nella sua direzione. Uno dei due teneva una mano in tasca, l'altro dietro la schiena. Le strade erano deserte, come sempre in settimana a sera tardi. Si era guardato intorno con una certa apprensione poi un riflesso gli aveva suggerito di prendere la corsa, il più forte possibile.

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